Ci sono momenti in cui una società deve fare i conti con minacce immediate, con pericoli presenti. E’ dunque giusto che la crisi economica ed i drammi che essa comporta coinvolgano ogni cittadino, assumano su di sé l’interesse di tutti. Ma sarebbe sbagliato pensare che ogni altro argomento debba passare in secondo piano. Che il dibattito su grandi questioni etiche e di sostanza vengano ritenute rinviabili.
E’ il caso sollevato dalla vicenda che vede protagonista Eluana Englaro. Qui si parla di vita e di morte, di leggi, di religione, di umanità vera: che, sulla propria esistenza, vive e si dibatte in dubbi atroci, in drammi vitali di alto profilo. Un argomento sul quale molte sono le sensibilità, molti i dubbi, tantissime le perplessità. Ma in cui si avverte, soprattutto, una necessità vera la cui soluzione sembra indilazionabile: una legge che regoli la materia. Una legge che altri Paesi si sono già data e che da noi sembra ancora di là da venire. Perché la realtà italiana, più ripiegata su interessi elettoralistici che non su realtà concrete da affrontare, vede i partiti sbirciare a destra ed a sinistra, alla chiesa ed ai singoli, all’opinione pubblica ed ai sondaggi; quando, al contrario, dovrebbe essere affrontata dall’unico organo deputato a farlo: il parlamento.
E’ chiaro a tutti che in una materia così delicata molte siano le difficoltà e le responsabilità del legislatore; che tanti sono i rischi che si corrono. Ma questa è una questione che non può tornare a galla ogni qual volta un caso clamoroso la proponga. Per le nostre coscienze, per la nostra società questa emergenza assume un valore ed un significato che travalica ogni altra contingenza.
Noi non abbiamo una legge in materia, dunque. Nonostante tutto c’è chi si scaglia contro la magistratura la quale avrebbe deciso in una materia che solo il potere legislativo può affrontare. Ma si dimentica che, in mancanza di una precisa norma di legge, i giudici possono operare e decidere attraverso principi generali dell’ordinamento, casi e materie analoghe o principi sanciti dalla Costituzione. Su una materia del genere e con tanti punti di vista, filosofie, religioni, principi etici che la attraversano, solo la legge deve regolare e governare essa e la nostra stessa società. Perché nessuno in questo campo, ha ragione o torto: e non spetta alla legge privilegiare le opinioni dell’uno rispetto a quelle dell’altro.
Sulla questione del testamento biologico tutto ciò ha un impatto fortissimo. Tra chi ritiene che si possa disporre della propria vita secondo i suoi personali convincimenti e chi, al contrario, ritiene che essa sia un bene indisponibile il legislatore deve operare mantenendosi il più possibile equidistante e, comunque, ben lontano da ogni paradigma. Sul punto sono stati già ricordati, in articoli di valore, la Convenzione di Oviedo la quale ha sancito che si tenga fortemente conto del desiderio della persona: al di là e al di sopra di principi che coinvolgano la scienza o la stessa società. La nostra Costituzione ( art. 32, 2° comma), difende la dignità umana e prevede che nessuno possa essere sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio se non per disposizione di legge. Sul momento della morte ‘ accertata’ di un individuo, sono stati raggiunti elementi sempre più convincenti anche se il progresso scientifico opinioni di altra natura sollecitano ulteriori riflessioni in materia. Proprio per questi motivi è necessaria una legge di ‘principi’ che sfugga al tecnicismo o alla disposizione di regole precise; che si ispiri alla libertà, alla dignità dell’essere umano, sfuggendo alla coercizione di norme obbligatorie.
Con un certo affanno e senza particolare entusiasmo sembra stia per iniziare, al Senato, la discussione di un disegno di legge che regoli la materia. Non sarebbe male che si privilegiasse, in tale momento decisionale, la volontà espressa da un individuo che abbia raggiunto la maggiore età E che la sua eventuale decisione, venga accompagnata nella sua realizzazione, ove possibile, dagli stessi genitori.
Tutte le vie debbono essere esplorate, ad ogni modo, perché non ci sia confusione tra poteri dello Stato; perché non venga privilegiato il parere di una religione sulle altre; perché non prevalga una filosofia sulle altre; perché la legge fissi principi generali rifuggendo da norme cogenti o tecnicistiche; perché, infine, prevalga su tutto il concetto di libertà.
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